c’è qualcos’altro di bagnato. parte 1

Durante le superiori io e lei eravamo, insieme ad altre due, le più richieste della classe, modestamente. Gli ultimi due anni ci elessero le più desiderate di tutta la scuola. Si sa, le più grandi a quell’età piacciono di più.
La sottoscritta cercava di trarne
il massimo vantaggio, giocando o flirtando con il più carino del momento. Lo stesso faceva una delle altre due. La terza
alternava mesi di grande amore con un ragazzo esterno alla scuola, più grande, che la lasciava e riprendeva a piacimento,
a periodi di massima, estrema, esagerata distrazione con i compagni pretendenti. Era lei che passava gli intervalli saltando
da uno stanzino all’altro di tutte o quasi le classi del triennio, era lei che avevano trovata seminuda nello spogliatoio
maschile della palestra con addosso mezza classe ad accarezzarla, toccarla, palpeggiarla, baciarla. Era stato il prof di
educazione fisica a sorprenderla. Prima di spedirla dal preside l’aveva invitata a rivestirsi ed aveva mandato via i ragazzi
non senza segnarsi i nomi di tutti. Voleva una spiegazione, era giovane anche lui e non voleva rovinare la reputazione di
un’allieva e, comunque, capire se era stata obbligata con la forza da quei ragazzi. Invece la mia amica ammise subito di
essere stata lei a presentarsi lì con quella chiara intenzione. Non lo aveva detto per esibizionismo, era la verità e lei
non era certo una che avrebbe fatto la vigliaccata di inguaiare quei poveretti. “Capisci che devo mandarti dal preside?”
aveva detto lui, fermo in piedi in una posa naturalmente autoritaria, di fianco a lei seduta sulle panchine dello spogliatoio.
“Capisci che forse no?” aveva ribattuto lei, dopo una breve pausa in cui, dopo aver sistemato per terra una maglia dimenticata
appesa proprio lì, ci si era inginocchiata sopra, tranquilla così di non rovinare le calze chiare che indossava sotto la
gonna beige, aveva sfilato con una mano le ballerine, per non rovinarne le punte, e con la stessa mano le aveva posate delicatamente
di fianco, aveva spostato i capelli su una spalla che non sarebbero più caduti sul volto e gli aveva sorriso guardandolo
maliziosamente negli occhi dal basso verso l’alto. Poi si era inumidita le labbra e gli aveva baciato velocemente ma voracemente
il pacco attraverso la tuta e gli slip che quasi contemporaneamente, per non dargli il tempo di tirarsi indietro, aveva abbassato
fin sotto le ginocchia. Da lì a pochi minuti avveniva il suo primo ingoio. Un po’ per essere più convincente ed un po’
perché al momento di venire gli aveva trattenuto la testa con entrambe le mani. Non con violenza, solo con il trasporto
e le contrazioni muscolari che l’orgasmo gli suggerivano. Dopo l’ultima leccatina sul membro ormai rilassato, si era alzata
in piedi, gli aveva baciato le labbra e di nuovo sorridendo, con l’indice davanti alla bocca, gli aveva detto da talmente
vicino che lui poteva sicuramente sentire l’odore del suo sperma misto a menta che veniva dalla bocca di lei “Sst, non diciamo
niente a nessuno, Ok?”. Mentre si infilava nuovamente le ballerine continuava a sorridere senza togliergli lo sguardo dagli
occhi. Sguardo che lui faticava a sostenere ma annuiva imbarazzato. Imbarazzato e soddisfatto. “Grazie” le sussurava lei
baciandolo nuovamente. Non rideva più e la sua gratitudine era reale. Con altrettanta sincerità lui ammetteva modesto e
con un po’ di vergogna ma sulla quale aveva stampato un sorriso amichevole “Grazie a te”. Ileana sentiva di avere trovato
un amico. Uscendo, mentre lui era ancora immobile, si permetteva una battuta “I boxer ti starebbero meglio… e sono molto
più cool”.
Avrei potuto non credere a questa storia senza testimoni se lui, accompagnateci in gita a Vienna, non lo avesse
ammesso in presenza mia e di Giada, una sera di pochi mesi dopo.
A proposito di Giada, era lei l’amica del quartetto di
preferite della scuola di cui dicevo all’inizio.
L’unica che delle avances dei compagni di classe e di scuola era quasi
infastidita. Sotto sotto era contenta ma temeva sempre di perdere gli amici, perché, se prima pareva non aspettarsi che
ci avrebbero provato con lei, si preoccupava della loro reazione al suo rifiuto. Lei li respingeva tutti. Era sempre innamorata
di altri, alcuni non fantomatici ma impossibili. Ragazzi di cui parlava in continuazione, con cui aveva continui scambi di
sms, con cui qualche volta usciva, ragazzi che se la volevano fare, magari che l’apprezzavano anche per altre doti, ragazzi
più grandi anche di tanto già pieni di ragazze, riempivano il suo cuore e la sua testa.
Giada era anche l’unica che a
sua detta non si masturbava nemmeno. Era diversa da me per questi aspetti ma eravamo molto simili per altro. Io e lei eravamo
le tipiche brave ragazze: bravissime a scuola, animatrici all’oratorio, disposte al volontariato, attaccate alla famiglia,
mai volgari, cresciute praticamente insieme. Che io avessi qualche esperienza con i ragazzi in più non era per niente determinante
e tantomeno evidente agli occhi degli altri. Nemmeno ai nostri. Infatti quando le raccontavo le mie esperienze le condivideva
senza nessuna sorta di malanimo, senza giudicarmi e senza giudicarsi, così come nemmeno io giudicavo il suo essere inesperta.
Io
Giada avevamo gli stessi capelli. O meglio li avevamo dello stesso colore, biondo cenere molto chiaro, però lei li aveva
un po’ mossi come quelli di Ileana, che li aveva biondo rossiccio lunghi fino ai reni, come me. Giada invece li aveva lunghi
fino a metà sedere, glieli invidiavo per quella lunghezza.
La quarta di noi, Sarah, era l’unica mora e l’unica un po’ bassa.
Noi quando camminavamo insieme eravamo tutte più o meno simili, oltre il metro e settantatre, lei era tra uno e sessanta
e uno e sessantacinque. Aveva però almeno una caratteristica di ciscuna di noi. I capelli erano lunghi come quelli di Giada,
gli occhi nocciola come quelli di Ileana, mentre Giada li aveva verde grigio ed io di un verde più caldo, il seno come il
mio, stessa dimensione, quarta, stessa forma tonda non divaricata, stessa corolla come una moneta e stesso capezzolo piccolo.
Ileana invece ha una quinta sostenuta che lascia lo sterno spesso scoperto e capezzoli conici piuttosto pronunciati. Giada
porta una seconda abbondante che spaccia per terza, anche i suoi capezzoli sono conici ma più morbidi e più piccoli di
quelli di Ileana.
Con Giada e Sarah ho fatto tutte le scuole. Siamo state spettatrici dello sviluppo delle altre di noi.
Credo
di aver dormito più volte con loro o con una di loro che sola. Era in quelle occasioni, fin dalle medie, che mi feci un’idea
vaga cui non ero convinta di credere nemmeno io. La mia migiore amica era Giada e lei mi confidava di non gradire troppo
l’attaccamento di Sarah verso di lei ed anche senza confidarmelo, anche se era lieve, si poteva notare nel suo essere un
po’ riluttante verso le manifestazioni d’affetto di Sarah. Quando poi però ci trovavamo nella stessa stanza per passare
la notte insieme mi sembrava che Giada cambiasse atteggiamento. Era lei che cercava il contatto con Sarah, che per dormire
o per fare le solite foto stupide che facevamo in continuazione aderiva il suo corpo il più possibile a quello di Sarah.
Ammetto
che questo mi ingelosiva un po’ ma nemmeno molto perché ero arrivata ad una conclusione. Una conclusione è effettivamente
troppo, ero arrivata ad una supposizione. Forse Sarah era innamorata di Giada, di quel tipo di amore platonico o poco più,
di cui ci si interroga e ci si fa un sacco di domande ma che vestito d’amicizia non lo si distingue più. Oppure al contrario
è amicizia che troppo condivisa la trucchiamo ed anche noi la crediamo amore. Di questa parte della mia idea non avevo molti
dubbi, anzi ne ero quasi certa. Della parte di Giada invece, visto che significava osare di più con la mente, non ero per
niente convinta ma nemmeno desistevo dal crederlo. Pensavo che probabilmente pur non essendone innamorata lei provava attrazione
fisica per Sarah. Forse la provava per ciascuna di noi e forse anche per altre ragazze. In poche parole forse Giada era lesbica
e si attaccava a Sarah perché era quella che comunque da un punto di vista fisico le era più vicina, era Sarah che in classe
l’abbracciava sempre, che voleva sempre stare con lei, che avrebbe fatto qualsiasi cosa dicesse Giada, che pendeva dalle
sue labbra. Probabilmente anche il rifiuto di Giada ai baci tra noi era la dimostrazione di quello che negava anche a se
stessa. Ne era la dimostrazione proprio perché cercava di negarselo. Avevo baciato Sarah e Ileana sulla bocca con la lingua
tante e tante volte. Invece con ciascuna di noi Giada usava solo le labbra, fingeva disgusto ma arrossendo non era convincente
in questo forzato ribrezzo. E comunque socchiudeva sempre gli occhi baciandoci.
Una volta Ileana, che come già detto era
la più erotica ed esperta di noi, aveva proposto una masturbazione reciproca con due mani a testa. In pratica ci saremmo
messe in cerchio, tutte e quattro, sedute a gambe aperte e avremmo “sgrillettazzato”, come dicevamo tra noi, con la destra
l’amica alla nostra destra e con la sinistra l’amica alla nostra sinistra. Ovviamente ognuna avrebbe così avuto due mani
sulla propria cosina. Giada si rifiutò dicendo che non aveva fatto l’inguine, “Nemmeno io” disse Ileana divaricando le gambe
e stringendo con la mano gli slip che ancora indossava per farci verificare e ai quali noi non facemmo molto caso mentre
Giada arrossiva, “Sei sicuramente meno pelosa tu” ammiccava Sarah che nemmeno aveva guardato. Crollato l’alibi pelo si appellava
al fatto che dovevano arrivarle da un momento all’altro. Le avevo visto buttare un assorbente poco più di una settimana
fa, mentre la guardavo con l’espressione di chi conosce la verità ricambiava l’occhiata con un’altra di supplica. “Dai se
non te la senti facci almeno le foto” dicevo togliendola dall’imbarazzo.

————FINE PARTE 1 continua

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