compere di lingerie. Parte 1

Guardavo fuori dalla finestra di mattina e avendo ore da recuperare al lavoro, decisi che mi sarei dedicata a fare un po’ di compere. La giornata per essere aprile era tiepida ma ventilata, così messa davanti all’armadio, tolsi la maglietta che usavo come pigiama
rimanendo con il perizoma del giorno prima. Lo abbassai alle caviglie arrotolandolo e con un movimento del piede lo portai
sopra il letto lasciandolo lì, ci avrei ci avrei pensato più tardi a risistemare. Aprii il cassetto della biancheria e
ne tirai fuori un completo in pizzo azzurro fatto da perizoma con striscia ricamata e bordo alto lungo i fianchi, e reggiseno
a balconcino con coppa bassa. Indossai il tutto velocemente, e nel frattempo tirai fuori un reggicalze a fascia alta, dodici
centimetri circa, in pizzo e raso bianco, con quattro elastici larghi un centimetro. Lo allacciai frontalmente e poi lo girai
fino a metterlo in posizione corretta. Mi misi seduta sul letto e dal cassetto tirai fuori questa volta un paio di calze
bianche velate, quindici denari, da reggicalze, con un leggero ricamo floreale sulla caviglia. Le infilai sulle gambe facendole
scorrere delicatamente per non smagliarle, allacciai i due elastici frontali e mi misi in piedi per allacciare i due posteriori.
Regolai gli elastici guardando nello specchio dell’anta l’effetto delle calze che si sollevavano sui gancetti e approvai
tra me.
Le tende erano aperte e la luce entrava di traverso nella stanza, accarezzandomi le gambe. Pensai al figlio diciottenne
dei vicini, amhed, giovane della costa d’avorio che più di una volta si metteva dietro alla finestra a sbirciare nella
mia camera e in quella della mia coinquilina, a come mi divertivo a stuzzicarlo passando avanti e indietro in intimo…e
alle volte in cui facendo finta di niente magari mi accarezzavo un poco. Quando lo incontravo per le scale era molto timido
e scappava via quasi sempre. Se arrivava e io stavo salendo, rallentavo perché mi raggiungesse e sculettavo vistosamente
per imbarazzarlo. La cosa mi eccitava da morire, e il pensiero stava facendo nascere un conosciuto calore tra le gambe.
Presi
dall’armadio un vestitino in lanetta grigia, con scollo a barchetta che lasciava libere le spalline del reggiseno, e un
poco di scollatura che la mia terza abbondante consentiva. Misi una cintura di vernicetta bianca e presi dalla scarpiera
un paio di stivaletti bianchi con tacco dodici bassi alla caviglia. Li indossai sedendomi scoprendo leggermente le calze,
così una volta in piedi riaggiustai il vestito a coprire fino a metà coscia. Presi un impermeabilino bianco lungo fino
alla vita, borsetta azzurra, occhiali in cellulosa azzurri, aggiustai i capelli castani scuri a coda di cavallo davanti allo
specchio, un tocco veloce di lucida
labbra e uscii sul pianerottolo chiudendo la porta alle mie spalle.
Una volta fuori
da casa mi diressi alla fermata del pulman, che giusto in quel momento passava e facendo una leggera corsetta per quello
che i tacchi mi permettevano salii subito, sedendomi circa a metà. Di fronte a me stava seduto un signore sui sessant’anni
circa, che guardava nella mia direzione e due file avanti, una signora sui quaranta circa. Guardando fuori dal finestrino
vedevo il loro riflesso, e dopo qualche minuto mi accorsi che entrambi guardavano verso le mie gambe. Con la leggera corsa
ed essendomi seduta in fretta, il vestitino si era leggermente alzato e sulla gamba destra, il bordo della calza faceva capolino
e si intravedeva il gancetto laterale spuntare oltre. Cercai di far scorrere il vestito, coprendo un poco , ma pian piano
questo risaliva. Guardai la signora e sorrisi mentre compivo il secondo tentativo di coprirmi, e lei ricambiò il sorriso
con una leggera aria complice, come a dire “ah, lo so bene che sono cose che succedono cara…”, ma nel riflesso gli
occhi che dicevano molto di più erano quelli dell’uomo alla mia destra che con aria da predatore mi mangiava dalle caviglie
salendo su. Il calore percepito in camera cresceva col passare dei minuti trascorsi in quella situazione. Il mio lato esibizionista
giocava con la fantasia, mentre l’imbarazzo di essere così scoperta si attorcigliava intorno alle caviglie e mi accellerava
il battito. Alla mia fermata mia alzai e mi misi davanti alla porta salutando con un sorriso la signora. Ero in piedi giusto
davanti all’uomo, che ad altezza viso si ritrovava i miei fianchi. Mi esplorava con gli occhi, potevo sentire la sua voglia
strisciare tra le mie cosce a cercare il mio nettare. Sentivo il mio odore sprigionarsi mentre il semaforo rosso ritardava
la ripartenza del mezzo fermo a venti metri dalla mia discesa, e diffondersi e pensavo suo respiro affannoso che voleva carpire
il mio profumo. Guardavo fissa di fronte a me, mentre l’autobus ripartiva,ed i miei capezzoli spingevano sempre di più
sul vestito attraverso il pizzo. La giacchetta semi aperta lasciava intuire la forma del seno e il suo sguardo si spingeva
su e giù, strizzandoli delicatamente e facendomi mordicchiare i capezzoli eretti. Le porte si aprirono e obbligai le mie
ginocchia a piegarsi per scendere, il sussurro mi accarezzò l’orecchio mentre il piede appoggiava sul marciapiede “splendido
il reggicalze….” Proseguii mentre le porte si richiudevano, il suo sguardo incrociò il mio per la prima volta e vidi
la sua voglia penetrarmi ovunque. Ero completamente bagnata, in dieci minuti la mia eccitazione si era trasformata in voglia
sfrenata di accarezzarmi, penetrarmi, accarezzarmi ancora, sentire le mani di quello sconosciuto che mi pigliavano con forza
e voglia, magari appoggiata ad un muro. La mia fantasia cresceva e ai miei passi seguiva il movimento di ancheggio del bacino
su quei trampoli, sfregando le coscie su quel lago, sentendo il filo del perizoma che mi accarezzava l’ano, e i capezzoli
che sfregavano sul pizzo ruvido. Non avrei resistito molto. Dar sfogo a quella voglia iniziò a diventare il centro dei miei
pensieri. Ad ogni passo sentivo sfregare le gambe velate, gli elastici muoversi sulla pelle ed accarezzarmi, immaginavo le
mani dello sconosciuto, le dita che accarezzavano il pizzo bagnato spingendolo piano divaricando le labbra vaginali, sfregandolo
contro il clitoride e darmi brividi di piacere. Mi guardavo in giro in cerca di sguardi, sentivo occhi invisibili che apprezzavano
la mia figura, lasciavo che il vestitino si alzasse piano, magari scoprendo ancora un poco il reggicalze esibendomi. Mi fermai
davanti ad una vetrina di lingerie specchiandomi tra i modelli esposti, immaginandomi in vetrina senza impermeabile e senza
vestitino. Il completo sulla destra, un bordeaux sensuale, in pizzo, con perizoma a filo, e reggiseno push up sembrava fatto
apposta per me. Mi immaginavo così, presa da dietro, piegata, senza inibizioni, con il perizoma scostato di lato mentre
le mani mi tenevano per i fianchi. Sono entrata nel negozio seguendo l’impulso di assaporare quella sensazione provando
il completo.
“Buongiorno” mi dice la commessa “posso esserti utile?” passando subito al tu. Una signora mora , riccia
capelli sciolti, sui 45. Indossa un tailleur beige con una camicetta bianca, si intravede il reggiseno di pizzo bianco al
di sotto di essa, direi una terza, decolté color panna con calza bianca sotto. Facendoci caso si può intuire leggermente
il segno della calza autoreggente con balza in pizzo sotto, basta avere l’occhio allenato ai particolari.
Ricambio il
suo sorriso, ho la bocca un poco impastata per l’eccitazione ma rispondo che vorrei provare un completo , qualcosa in pizzo,
magari come quello in vetrina. Fa vari complimenti al gusto mi prende le misure con una occhiata, e tira fuori dal cassetto
il necessario, dandomi le spalle piegandosi. Il bordo del perizoma che sporge leggermente dai pantaloni, mi da la conferma
che non si tratta di collant, e quindi il segno era giustamente interpretato. Si alza e si rigira porgendomi vari perizoma
e reggiseni appoggiandoli al bancone. Ne apre un paio e me li mostra citandone le caratteristiche. Parliamo un poco del filo
a striscia o del cavallo un poco più largo, di cosa preferisco, del fatto che li uso tutti i giorni, e anche lei, che assolutamente
niente microfibra e anche lei preferisce il pizzo, e anche per i reggiseni la chiacchera va avanti un poco. Alla fine opto
proprio per quello della vetrina “ Se tieni sotto il tuo perizoma puoi provarlo sopra” mi dice indicando le mutandine.
“grazie”, raccolgo il completo e vado verso la tendina sul fondo, mentre entra una signora e la commessa distoglie l’attenzione
da me.
Chiudo la tendina alle mie spalle, che tuttavia un centimetro circa rimane aperta, arriva fino a trenta centimetri
dal suolo. Mi tolgo l’impermeabile, slaccio la cinturina e mi sfilo il vestito dall’alto lasciando che cada ai miei piedi.
Lo raccolgo piegandomi sulle ginocchia. A questa altezza da fuori mi rendo conto che si vede tutto, reggicalze e sedere completo
mentre mi rialzo, la cosa mi fa mordere il labbro, pensando al mio esibizionismo. Appendo l’abito, mi slaccio il reggiseno,
guardo nello specchio tramite il pertuggio e vedo giusto la commessa che è posizionata verso il camerino con la signora
di spalle. Mi domando se mi abbia visto… penso che sia difficile non cogliere il movimento con l’occhio e per istinto
buttare lo sguardo. Accarezzo il seno piano sfiorando i capezzoli sensibilissimi, e trattengo un sospiro, ma la mano corre
poi tra le gambe a sentire quanto sono bagnata… e sono davvero fradicia, il perizoma è un lago, e il mio medio scosta
il pizzo umido scivolando subito dentro la vagina e scorrendo tra le labbra vaginali sfrego velocemente il clitoride….
Lo sfilo bagnato, lo lecco… pensando a tutti i sapori del sesso. Prendo il perizoma, alzo un piede e lo infilo, mi piego
e infilo l’altro piede, facendolo salire e posizionandolo sopra l’altro.

————FINE PARTE 1 continua