la babysitter. Parte 1

Chissà cosa avranno immaginato i vicini quando mi hanno vista per la prima volta salire su quella splendida fuoriserie. Mia madre, che tiene alla rispettabilità
della famiglia, ha detto che faccio la baby-sitter, e che questo ricco signore è un nuovo cliente. Lei tiene alla reputazione
della sua figlia modello, non siamo ricchi ma onesti. Se solo sapesse! No, non aspettatevi qualche sordida storia di prostituzione
clandestina, io faccio veramente la babysitter a casa di questo distinto signore, un dottore commercialista che ha un importante
ufficio in centro città. Lui abita in una villa in periferia, non una zona sinistra, ma una splendida zona residenziale.
Ha, naturalmente, una moglie giovane e bella e due gemelli di sei anni. Siccome escono quasi tutte le settimane, o il venerdì
o il sabato, a volte entrambi i giorni, lui viene a prendermi a casa alla sera, passo la notte con i gemelli, e mi riaccompagna
a casa alla mattina. Durante i momenti passati in macchina insieme, mi ha raccontato che è divorziato e che ha da poco
sposato la sua nuova compagna. Dal primo matrimonio ha avuto una figlia più o meno della mia età e che vive con la madre.
Me la immaginavo, come tipo, somigliante a me, magari bionda, elegante, sofisticata, invece mi ha detto che gli da un sacco
di problemi. Frequenta brutte compagnie, si trascura anche fisicamente insomma sta buttando via la sua vita. Mi spiace per
lei. Io cerco di fare il meglio che posso della mia vita. Si, forse sono un poco insignificante, piccola, bruna, senza forme,
sempre vestita allo stesso modo, abiti sempre sul grigio e collant neri, ma spesso dico che “la mia eleganza è interiore”,
questa massima l’ho letta da qualche parte e subito l’ho fatta mia. All’ università ho degli ottimi voti. Cerco di
essere gentile e disponibile con tutti, sono benvoluta sia dai professori che dalle mie compagne di corso ma, ahimè, non
sono una di quelle che viene invitata alle feste o alle gite nei week-end. Dal punto di vista sentimentale la mia vita è
una serie di piccoli disastri, pochi fidanzati maschi e molte fantasie con donne, proprio per questo sono diventata esperta
nel “piacere solitario”. Qualche giorno fa, il mio nuovo cliente è venuto a prendermi al sabato mattina molto presto,
dovevano stare via tutta la giornata e tornare molto tardi. Gemelli avevano scuola, li avrei accompagnati io, sarei andata
a riprendere all’orario di uscita e mi sarei occupata di loro nel pomeriggio e in serata. Avrei dormito a casa loro e mi
avrebbero riaccompagnata l’indomani mattina. Un bell’impegno ma la paga è buona. All’arrivo i gemelli corsero ad
abbracciarmi ma notai che c’è tempesta nel’aria. Lei è ancora in bagno e da lì mi arrivano delle voci, una discussione
tra le più volgari alle quali mi sia mai capitata di ascoltare da quando sono in questa casa. Lui uscì furioso dal bagno.
“Che puttana!”, lo sentii esclamare. Ma come può un uomo trattare così la propria donna davanti ai figli e davanti
a me? È vero che a volte passo inosservata ma a tutto c’è un limite! Dopo un poco, ripresosi e calmatosi mi disse: “Mia
moglie non è pronta.” Grazie, forse l’avevo capito. Cambio di programma, accompagnerà lui i figli a scuola, partiranno
dopo. Nell’attesa potevo fare colazione, il caffè era pronto in cucina. Ero seduta di fronte alla porta con la tazza
del caffè caldo in mano, quando lei mia apparve nella sua bellezza più semplice, seminuda tanto da mozzare il fiato. Lei,
con i suoi capelli biondi sparsi sull’accappatoio bianco si stagliava sullo sfondo scuro del corridoio. Restai paralizzata
a guardarla, Elena mi sorrise. Si scusò del nervosismo del marito, aveva un cliente importante da vedere, un affare delicato.
Sarà vero, ma non mi sembrava molto convinta di quello che stava dicendo. Sul suo volto dai lineamenti delicati, calò un
velo di malinconia che andava ad aggiungersi al malessere ed alla tensione già evidente. Cercò di stringersi nell’accappatoio,
così facendo aprì la scollatura facendo intravedere abbondantemente il solco del suo splendido seno. Per un attimo mi immaginai
e sperai che la cintura si aprisse e l’accappatoio potesse cadere a terra così da apparirmi tutta nuda. Ma presto si ruppe
l’incantesimo, lei andò in camera sua a finire di prepararsi per il ritorno del marito. So che mi sarei tenuta questa
fantasia per la testa e che l’avrei utilizzata in futuro. Nella mia testa ho come una serie di questi piccoli film mentali
che, a volte, si mettono a girare senza che io lo voglia, e continuano a stuzzicarmi ed eccitarmi fino al punto che per liberarmene
devo isolarmi e masturbarmi violentemente. Conosco ormai tutti i gabinetti dell’università, in particolare quelli della
nuova ala, isolati gli uni dagli altri tanto che non si corre il rischio di far sentire ad altri quello che si sta facendo.
Dopo che furono partiti, riassettai la cucina e, per non sprecare la mattinata, mi ero portata dei libri per studiare. Purtroppo
i versi di Leopardi si sovrapponevano all’immagine di Elena nel suo accappatoio semiaperto. Sentivo un formicolio particolare
che mi faceva muovere le gambe, le stringevo come per costringere la mia “micetta” a lasciarmi tranquilla ma, ahimè,
sapevo che non sarebbe successo. Quando sento questo formicolio tra le gambe lo devo “spegnere”, tra l’altro, ho un
mio cerimoniale ormai consolidato per tutte le emergenze. Anche allora lo adottai: aprii bene le gambe, alzai la gonna sopra
le cosce e cominciai ad accarezzarmi da sopra i collant, quando fui già bella bagnata mi infilai la mano sotto i collant
e le mutandine e cominciai a sfregarmela sempre più forte. Volevo che la mia mano si bagnasse bene dei mie umori, mi piace
sentirne l’odore. Quando fui ben lubrificata mi infilai le dita, il momento in cui mi penetro è sempre una cosa piacevole.
Il mio pollice salii per cercare il mio bottoncino che non chiedeva altro che essere maltrattato. Chiusi gli occhi, vidi
l’accappatoio di Elena che si apriva mostrando i suoi splendidi seni e la sua golosa patatina. Riuscii ad arrivare velocemente
all’orgasmo, lo faccio quando so che ho poco tempo a disposizione, poi mi accarezzai il viso con la mano bagnata dei miei
umori e mi succhiai le dita per gustane il sapore. Dopo essermi ripresa mi alzai e mi diressi verso il lavello della cucina
per lavarmi le mani, ma dopo qualche passo cambiai idea, decisi di lavarmele in bagno. Era grande, lussuoso, molto chiaro
e brillante. Mi sciacquai il viso e mi lavai accuratamente la mani. Cercai qualche cosa per asciugarmi e vidi, appeso ad
un attaccapanni vicino a quello del marito, l’accappatoio di Elena. Era ancora bagnato, lo presi e cercai la parte che
era stata a contatto con la sua fichettina e la portai al mio viso. Pensai subito ironicamente, che se cominciavo così la
tesina sul Leopardi non sarei andato molto lontano, la mia buona coscienza si faceva sentire. Mi venne voglia di indossare
l’accappatoio, e senza pensarci due volte lo feci. Mi spogliai completamente. Nello specchio di questo bagno fastoso, il
mio corpo magro mi sembrava del tutto fuori posto. Indossai l’accappatoio, un po’ troppo grande per me. Era ancora umido
e freddo tanto che ebbi un brivido di freddo. Mi appoggiai ad un grande calorifero verticale, e mi sentii bene tanto che
mi prese la voglia di fare un bagno. Ora o mai più, era l’occasione di usare quella grande vasca con getti d’acqua dappertutto.
Mi sembrava di giocare a fare la principessa, mi tolsi l’accappatoio con gesti lenti, verificai la temperatura dell’acqua
con la punta del piede come si vede nei film, ed entrai nell’acqua. Mi distesi nella vasca, c’erano getti ovunque, volevo
provare questa sensazione dell’idromassaggio. Mi lasciai accarezzare per un po’, avvicinando a turno ai getti, prima
i seni, poi il culetto alla fine al mia patatina. Le sensazioni erano molto piacevoli. Le mie mani accarezzavano il mio corpo,
mi immaginavo di essere lei, o addirittura che fossero le sua mani ad accarezzarmi. Passai degli splendidi momenti di relax,
finché la temperatura dell’acqua che si stava raffreddando mi riportò alla realtà. Uscii da bagno e mi rimisi l’accappatoio.
In piedi davanti allo specchio mi mettevo in posa. Allentai la cintura e con le mani nelle tasche feci in modo di aprirlo,
l’accappatoio si aprì e mostrò i mio corpo come avevo immaginato quello di Elena. Aprii il mobiletto del bagno e guardai
i prodotti che ci si trovavano, tutti molto cari anche se non ne conoscevo le marche. Non volevo toccarli per paura che lei
se ne accorgesse, ma non resistetti davanti ad un flacone di profumo, lo aprii e lo annusai. Un profumo molto delicato e
raffinato, io non metto mai profumi ma fui sul punto di cedere ma mi resi conto che i gemelli avrebbero potuto riconoscere
il profumo della mamma. Richiusi il flacone e lo rimisi a posto, quindi chiusi l’armadietto del bagno. In un angolo del
bagno vidi il cesto della biancheria sporca. Non ebbi neanche il tempo di dirmi che ciò che stavo facendo non era corretto
che subito lo aprii. In primo piano un paio di mutandine blu in pizzo di Elena, finemente ricamate ed eleganti, griffate
“La Perla”, di quelle che si vedono nei negozi di lingerie del centro con prezzi che fanno rabbrividire, niente a che
fare con le mie mutandine di cotone comprate a pacchi da tre al supermercato, neanche da paragonare! Le presi delicatamente,
le girai, le guardai, le accartoccia e le avvicinai al mio naso. Avevano un odore forte ma buono che mi fece effetto. Il
giorno prima, mentre le indossava, forse ha avuto una forte eccitazione sessuale, si sentiva l’odore forte degli umori
vaginali. Forse la mano del marito si era insinuata sotto il suo vestito? No, stop, lui non lo voglio nel mio film, un individuo
che la chiama “puttana”non lo voglio.

————FINE PARTE 1 continua

 

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