un incontro. Parte 2

Un giorno presi troppo sole mi addormentai sul lettino a pancia in giù, mi ero tirata gli slip del costume dentro il sedere e così mi ritrovai le chiappe rosse e doloranti, Marianna si offrì
volontaria per massaggiarmi il sedere, all’inizio provai una sensazione di benessere un po’ di refrigerio ad una parte
sofferente. Poi con il passare dei minuti il refrigerio passò in secondo ordine, preceduto da una piacevole sensazione di
frescura e di calore. Mi accorsi di essere tutta bagnata ed ebbi anche un piccolo orgasmo, cercai di rimanere il più possibile
ferma, fu una vera impresa, Marianna ad un certo momento ebbe un fremito e quasi in modo impercettibile mi strinse i globi
di carne, girai la testa e la vidi con gli occhi chiusi e visibilmente sudata, anche lei ebbe un orgasmo, penso più violento
del mio. Per la sera decidemmo di vestirci con abiti bianchi molto aderenti che mettessero in risalto le nostre abbronzature,
ma anche la nostra femminilità. La sera la passammo tra di noi, come se tutto il resto del mondo non esistesse, poi io dissi
a Marianna se volevamo andare in camera a ballare e continuare in privato la nostra serata, ci facemmo portare in camera
lo champagne e salimmo anche noi. Giunte in camera aprii le finestre e feci entrare nella camera la musica ed invitai Marianna
a ballare con me, lei accettò e quasi liberata da un peso mi strinse, io avevo i capelli raccolti in un sensuale chignon,
Marianna aveva una coda di cavallo, così entrambe potevamo odorare il collo dell’amica, fui io, colta da un’improvvisa
e quanto mai inaspettata frenesia ed impazienza, a fare la prima mossa, cominciai a darle dei teneri baci sul collo a cui
rispose con un piccolo gemito e accarezzandomi il collo appena sotto lo chignon, un brivido caldo ci percorse la schiena.
Decisi che era giunto il momento di guardarci in faccia lei aveva gli occhi quasi spaventati, ma quando vide nei miei occhi
lo stesso ardente desiderio che c’era nei suoi allora si lasciò andare, le nostre labbra si unirono in un caldo bacio.
Un bacio lungo e appassionato, ma nello stesso tempo pieno di tenerezza. Io spinsi la mia lingua nella calda bocca di Marianna
e cominciai a far girare la lingua e a cercare la lingua della mia compagna. Fu lei a staccarsi, li per li pensai di avere
esagerato, ma lei mi guardò con gli occhi della passione, si fece scivolare addosso il vestito mostrandomi il suo affascinante
e flessuoso corpo. Mi girò alle spalle e con la dolcezza e la lentezza che solo noi donne sappiamo avere mi tolse il vestito,
entrambe rimanemmo solo con le calze autoreggenti e i perizomi, oggettivamente eravamo 2 belle gnocche, consapevoli ed orgogliose
di esserlo. Io mi abbassai e cominciai a baciarle i seni come mi sarebbe sempre piaciuto che i miei amanti mi baciassero
e mordicchiassero i capezzoli, finito con quella goduriosa attività mi dedicai a baciarle la pelle, pelle di seta abbronzata
e che sapeva di dopo sole, una pelle che sotto i miei baci lenti ed appassionati vibrava sempre di più. Arrivata all’ombelico,
tirai fuori la lingua e lo umettai con tutto l’amore di cui ero capace, infilai le unghie e le tolsi il perizoma e poi
diedi dei piccoli morsi al monte di venere, che era completamente rasato, Marianna era completamente partita, quando mi dedicai
al suo clito cominciò a mugolare e a implorarmi di non smettere e darle tutto il piacere che potevo.
Le faci raggiungere
il suo primo vero orgasmo tutto al femminile, ma né a me né a lei questo poteva bastare. Lei mi baciò e mi disse che
ora toccava a lei contraccambiare, mi baciò prima i seni ed il mio corpo venne scosso da improvvise scariche di piacere,
poi quando facendo seguito ad un mio desiderio cominciammo a baciarci lei mi mise due dita dentro e mi fece uno dei più
violenti, teneri e sensuali ditalini che mi siano mai stati regalati. Le venni in mano,eravamo tutte e due distrutte, ci
sdraiammo e ci addormentammo, abbracciate e finalmente felici.
E poi fu mattina ebbi paura, ci svegliammo insieme, ci guardammo,
non ci uscirono parole dalle labbra, io le sorrisi, lei mi rispose, non sapevo cosa fare, le accarezzai il viso, allora la
mia piccola Mari si fece coraggio, mi diede un bacio sulla mano, ci sciogliemmo, le baciai le labbra con dolcezza lei rispose,
non resistetti le dovetti dire quanto la amavo e di come ero felice di aver scopeto il mio amore per lei. Lei, dal canto
suo, mi disse di non essere mai stata così bene, e di avere capito di amarmi veramente alla follia.
Scendemmo a fare colazione
e poi al mare, andava tutto bene, nulla sembrava cambiato, ma in me molto era cambiato, mi sentivo strana, Mari se ne accorse,
quella mia ritrosia per un nuovo rapporto si stava riaffacciando.
Ebbi paura, lei se ne accorse e la sera stessa dopo che
eravamo state a cena ed in un locale quando eravamo in camera mi affrontò, mi disse quello che provava per me e che cosa
si aspettava da me, io le dissi che non mi volevo impegnare.
Non disse una parola, uscì dalla stanza.
Non la vidi per
3 lunghi giorni.
Quando mi guardavo allo specchio mi vedevo sempre più distrutta, ero persa, è difficile spiegare come
mi sentivo, ma la sensazione era chiara, mi mancava. Non potevo più vivere senza di lei.
Dopo 2 giorni di dolore e sofferenza
decisi.
Decisi che avrei rovesciato l’intero universo per trovarla e dirle quello che provavo per lei. Passai l’intera
giornata a cercarla per tutto la cittadina della costa, in tutti gli alberghi, su tutte le spiagge.
Poi nel tardo pomeriggio
una scena che mi fece accapponare la pelle, lei era bellissima in un abito bianco lungo e svolazzante, parlava con un uomo,
un uomo bellissimo, che era vicino ad una macchina, i due si abbracciarono, ero morsa dalla gelosia, non mi era mai successo,
non avevo mai provato nulla di simile, non potevo perderla, non dopo aver provato la passione che mi aveva travolto.
Dovevo
fare qualcosa, ma cosa, mi giocai l’unica carta che avevo la sorpresa.
Urlai con tutto il fiato che avevo in gola, non
mi importava, se qualcuno sentiva, se quell’uomo mi giudicava una schifosa lesbica.
Non mi importava.
Urlai il suo
nome e il mio amore per lei.
La dovevo raggiungere prima che partisse con lui, non c’era nessuno. Il cuore si fermò
mentre correvo, lei lo abbracciò, in un abbraccio tenero e delicato, scoprii dopo, privo di passione, arrivai da lei ero
sudata il cuore mi scoppiava nel petto, non ce la facevo più.
Non riuscivo più a parlare, ma mi feci coraggio, le chiesi
scusa le dissi che ero stupida e mi vergognavo della mia paura, ma che ora era diverso non potevo correre il rischio di perderla
per sempre. Lei mi presentò l’ex marito e la sua nuova compagna, si sarebbero sposati di lì a poco. Lui mi guardò e
le disse che aveva scelto bene, poi mi diede un buffetto sul mento e mi intimò di non farla più soffrire, gli dissi che
dopo la notte più bella della mia vita avevo passato i tre gironi più brutti, neanche quando mio marito mi lasciò soffrii
così tanto. Lui salì in macchina e partì, la guardai, le chiesi di nuovo scusa, e le dissi che non l’avrei mai più
fatta soffrire, mai più. Poi mi inginocchiai e le chiesi se voleva tornare in albergo con me. Lei mi disse che l’avevo
convinta con quella corsa e che sì, sarebbe tornata in albergo con me, e che avrebbe avuto più pazienza e che avrebbe aspettato
i miei tempi, e che anche lei mi doveva chiedere scusa, in fondo anche lei si era comportata male nei miei confronti. L’abbracciai,
le dissi che non ci saremmo più dovute chiedere scusa. In men che non si dica eravamo nel centro di Saint Tropez. Ci tenemmo
per mano e poi andammo a prendere l’aperitivo nel nostro bar del cuore.
Le notti che seguirono fino alla partenza furono
di intensa passione i nostri corpi non avevano più segreti per noi. Ci amavamo in modo completo intimo e profondo. Il giorno
prima di partire lei ricevette una telefonata di lavoro, doveva partire il giorno del suo rientro la sera con il suo capo
ed andare all’estero, per noi fu un duro colpo. Non avemmo nemmeno il tempo e la forza di programmare il nostro futuro.
Andammo in un negozio del centro di Saint Tropez e comprammo un tailleur un paio di camicetta e della biancheria pulita così
lei poté arrivare direttamente all’aeroporto, io la lasciai li e portai la macchina prima a casa mia dove scaricai tutte
le valigie, anche le sue e poi andai a potare la macchina in garage. Dopo 3 giorni andai a casa sua a potare le valigie con
tutte le sue cose pulite, e a vedere la posta. Lì c’era una lettera del proprietario di casa che le chiedeva di lasciare
l’appartamento entro 15 giorni (dal momento che io avevo letto la lettera). Guardai tutte le sue cose, il suo guardaroba
e pensai che a casa mia ci fosse spazio per lei. Così la sera la chiamai e le dissi che avevo da darle una brutta notizia
per lei, ma che sarebbe potuto diventare una bellissima notizia per noi, le dissi che io ero andata a vivere in quella casa
appena divorziata e che era giunto il momento che “casa mia” diventasse “casa nostra”, lei scoppiò a piangere e
tra un singhiozzo e l’altro mi disse che non vedeva l’ora.
Giovedì pomeriggio alle ore 16,00 sono andata all’aeroporto
a prenderla, ci siamo date un bacio sulla guancia lei aveva dietro il suo capo, io capii, non credo che siamo pronti ad una
relazione tra due donne. Arrivammo a casa sua verso le 18,00 per le 20,30 lei voleva aver liberato tutto, per quell’ora
arrivava il proprietario di casa e le voleva ridare le chiavi di casa.
Alle 23,00 eravamo a CASA NOSTRA mi sentivo immensamente
viva. Mettemmo tutti i suoi vestiti nell’armadio e poi cominciammo a mettere i suoi pochi mobili per casa e poi andammo
a dormire, fu fantastico averla nel letto con me. Quando ci svegliammo pensai che fossi la donna più fortunata del mondo.
Sono passati pochi giorni da quando conviviamo, ma è tutto fantastico io e Mari sembra che viviamo insieme da sempre. ORA POSSO
URLARE AL MONDO CHE SONO, FINALMENTE, SESSUALMENTE APPAGATA E SENTIMENTALMENTE FELICE.